domenica, 15 novembre 2009

Spesso noi scrittori esordienti davanti al rifiuto di una casa editrice cerchiamo una giustificazione demonizzando chi ci ha respinto, senza prendere in considerazione il fatto che potrebbe essere colpa nostra.
Riporto qui di seguito tre spunti su cui riflettere, tratti dal post “Scrittori esordienti: il lato squallido” di Aldo Moscatelli (che vi consiglio di leggere per esteso):
1)      l’editore che chiede il contributo è un farabutto perché si lascia abbagliare dai soldi che ricaverà senza investire;m a quanti scrittori accettano di pagare fior di soldi perché accecati dalla pura e semplice vanità, con buona pace di chi alle soglie del 2010 parla ancora di “ingenuità” e “inesperienza”?
2)      l’editore che pubblica un testo così com’è, con refusi e orrori vari, è intellettualmente disonesto, perché non si premura di fornire al lettore un libro valido; ma lo scrittore che nemmeno conosce le più elementari regole della grammatica e (nonostante questo) intasa le caselle di posta delle case editrici, non è a sua volta intellettualmente disonesto, dal momento che non si premura di fornire all’editore un manoscritto appena appena decente? Giusto per legittimare lo sforzo e il tempo impiegati da colui che dovrà sorbirselo in sede di valutazione?
3)      l’editore che pubblica solo robaccia di tendenza, senza tenere in minima considerazione la qualità letteraria, è un arrivista, uno squallido business man; ma lo scrittore che in una casa editrice ricerca soltanto gli elementi che la contraddistinguono sul piano economico (grosse vendite, best seller in catalogo, distribuzione nazionale e/o internazionale), snobbando alla grande chi non si dimostra all’altezza delle sue incredibili qualità artistiche (tutte da dimostrare)… non è altrettanto arrivista? 
Kinsy

venerdì, 06 novembre 2009

Vecchi raccontiIn un vecchio post (“Scritto nel DNA”) ho parlato di quello che scrivevo quando ero molto giovane e oggi, casualmente ho ritrovato alcuni vecchi racconti.
Un piccolo tesoro.
Vecchi raccontiQui a fianco potete vederli in fotografia, mentre qui di seguito ne ricopio uno, così com’è, senza modificare niente. Prendetelo così, come un diversivo, un momento goliardico, da non prendere seriamente, uno squarcio simpatico del mio passato (ricordatevi, però, che all’epoca avevo solo tredici anni!).
 
Maverik stava passeggiando tranquillamente in compagnia del suo miglior amico Coleman, il quale stava leggendo il giornale.
<<Senti un po’ qua!>> Disse improvvisamente Coleman. <<Gigantesco serpente assassino. Ieri sera uccise due fanciulle da un grosso serpente che con uno sputo ha degradato i corpi delle giovani ragazze. Si calcola che l’animale sia lungo 30 metri e che abbia un diametro di 1,5 metri.>>
<<Quante stupidaggini! Non sanno più cosa inventarsi questi giornalisti!>>
Coleman non gli rispose, ma lui la pensava allo stesso modo.
Coleman era un ragazzo molto intelligente e anche molto simpatico. Era subito diventato amico i Maverik, appena trasferitosi in America. Infatti, Coleman aveva origini africane e fino all’età di cinque anni aveva vissuto lì.
Continuarono la strada in silenzio.
Furono delle grida, provenienti da una casetta al margine della strada, ad interrompere quel silenzio.
<<Presto! Andiamo a vedere!>> Disse Maverik ed entrambi corsero verso la casa.
Bussarono una seconda volta e le grida ricominciarono, sempre più acute e disperate.
I due amici entrarono, attraversarono il corridoio guidati dalle grida e mentre entravano in una stanza le grida si spensero definitivamente. Videro un’orrenda scena, così brutta che mai avevano visto: di fronte a loro c’era la testa di un grosso serpente passata nella stanza dopo aver rotto il vetro di una finestra, verde e con le squame scompigliate. Il grosso serpente stava sputando da tutte le parti e un’intera famiglia era spiaccicata contro i muri con i corpi quasi del tutto deteriorati. Un povero gattino correva da tutte le parti, schivando gli sputi di quell’orrendo animale. Ma purtroppo il gattino fu bloccato in un angolo della stanza e uno sput lo colpì in pieno muso ed il suo corpo cominciò a deteriorarsi.
Solo allora l’orrido animale si accorse della presenza dei sue estranei. I suoi occhi puntarono sui due ragazzi che spaventati uscirono e chiusero la porta.
L’orrendo era stampato sui loro visi, erano disgustati ed impauriti.
Solo allora Maverik parlò: <<Dobbiamo fare qualche cosa, ci ha visti e sono sicuro che ci ucciderà!>>
<<Ho un’idea,>> disse Coleman <<tu lo distrarrai ed io gli pianterò un paio di coltelli…>>
<<Ma sei matto!! Perché dovrei distrarlo io?! Fallo tu!!>>
<<Ok! Però tu non hai mira, ma sei molto veloce e potresti schivare gli sputi molto facilmente!>>
Maverik dovette cedere.
Uscirono dalla casa, si avviarono sul retro dopo aver fatto scorta di coltelli e Maverik cominciò a chiamare l’orrendo mostro. Il mostro ritirò la testa dalla finestra e cominciò a sputargli addosso. Per fortuna Maverik era veramente veloce e riuscì a schivare quel schifoso liquido.
L’animale urlò e dalla gli uscì una sostanza viscida color verde: Coleman era riuscito a colpirlo!!
L’animale urlava ad ogni coltello che lo colpiva, ma quando Coleman restò senza coltelli il mostro si girò e gli sputò addosso. Solo per un pelo il ragazzo riuscì a schivare lo sputo e cominciò a gridare: <<Maverik…! AIUTAMI!!!!... Fai qualche cosa…!>>
Maverik si guardò attorno, vide un’ascia, la prese, la lanciò e colpì la testa del serpente, che urlò e cadde. Cominciò a deteriorarsi, emanava la sostanza viscida da tutte le parti.
I due ragazzi stanchi si sedettero continuando a guardare ciò che era rimasto della loro avventura.
 
Devo riconoscere, forse con un po’ di rammarico, che all’epoca avevo una fervida immaginazione. Oggi sono più riflessiva e non scriverei niente di così fantasioso… Ho paura di aver perso una caratteristica molto importante per uno scrittore, spinta dalla paura di non trovare i giusti consensi… chissà?
Kinsy

mercoledì, 28 ottobre 2009

Non so come, navigando per i meandri di internet, ho trovato un corso per scrivere un romanzo in 100 giorni.

Non ho ancora letto tutte e cento le lezioni (sono giunta solo alla quattordicesima…), ma voglio segnalarvelo, perché è un valido strumento, anche per chi ha già un proprio modus operandi. Si trovano, infatti, ottimi consigli per la creazione dei personaggi e della trama e per eliminare tutti quegli ostacoli che ci impediscono di scrivere.

Dategli un’occhiata, vi assicuro che non è tempo perso.

Kinsy

venerdì, 16 ottobre 2009

In questo periodo non riesco a scrivere molto, sono distratta e svogliata; scribacchio, ma niente di serio. Un’amica mi ha detto che è colpa dell’anestesia (ho subito un’operazione poco più di un mese fa, n.d.r.), che ti fa perdere un po’ di lucidità per diversi mesi… sarà, ma è frustrante. E’ avvilente voler scrivere, sentirne l’impulso, ma non trovare la giusta concentrazione o, peggio, non trovare un argomento degno di essere esposto. Non riesco nemmeno a riempire una paginetta parlando dell’ultimo libro letto, anche se è stata una gran bella lettura.

Mi sembra di aver perso una piccola parte di me, la più viva...

Kinsy
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categoria : varie, scrivere

venerdì, 02 ottobre 2009

Scrivere è un ticFrancesco Piccolo ha raccolto in questo libricino frasi, pensieri e citazioni sulla scrittura e sugli scrittori, ripresi da scrittori famosi, collezionati sin dalla sua giovinezza, alla ricerca di una risposta alla domanda “cosa significa scrivere?”.
L’autore ha quindi suddiviso tutti questi appunti in capitoli:
1)      Il mestiere di scrivere
2)      I metodi
3)      Scrivere è riscrivere
4)      Disciplina
5)      Ritualità
6)      Solitudine
7)      Dove
8)      L’altro lavoro
9)      Penna, macchina da scrivere, computer
10) Perder tempo.
Il libro si conclude con una piccola biografia degli scrittori citati.
Tanto per ingolosirvi, riporto qui di seguito la citazione di Luis Sepúlveda, la prima ed essere riportata nel libricino:
<<Quando gli rispondevo: “Scrittore”, ripeteva: “Le ho chiesto la professione”>>
Kinsy

venerdì, 18 settembre 2009

Ho pensato che potrebbe essere una buona idea creare un e-book di miei racconti da scaricare gratuitamente a vostro piacimento.
Ovviamente dovrò fare un gran lavoro di editing, sistemando i racconti anche, e soprattutto, in base ai commenti e ai suggerimenti che mi avete dato in questo blog. A questo proposito, mi sono accorta che i racconti “Anita”, “Un inseguimento leggendario” e “La minaccia”, non hanno avuto alcun commento. Non so se per completo disgusto o per assoluta indifferenza, ma credo che la seconda opzione sia l’ipotesi più dolorosa. Comunque se ve li siete persi e vorrete leggerli, mi farebbe davvero piacere conoscere il vostro parere al riguardo.
Poi dovrò trovare una copertina e un titolo. Per la prima penso di orientarmi su una foto, magari dei fogli dattiloscritti; per il secondo, invece, il problema è più serio: trattandosi di racconti dai temi più disparati è praticamente impossibile trovare un titolo che li riassuma. Potrei optare per uno stratagemma del tipo: sette racconti? allora il titolo potrebbe essere semplicemente “Sette”. Oppure potrei scegliere il racconto che più mi piace o a cui sono più affezionata e richiamare il titolo aggiungendo “e altri racconti”. Sinceramente come lettrice non ho mai amato molto questo modo di intitolare una raccolta di racconti, ma sembra che abbia già funzionato per scrittori affermati…
Anche se i racconti i racconti sono già scritti, mi rimane comunque un bel po’ di lavoro, ma è una bella sfida. E poi, quando l’e-book sarà pronto, potrei anche decidere d inviarlo a qualche casa editrice. J
Kinsy

venerdì, 28 agosto 2009

Un tempo elencavo i concorsi letterari interessanti qui a fianco, nel riquadro chiamato, appunto, “Concorsi letterari”, ma mi sono accorta che non è il modo migliore per dargli visibilità, ma solo un modo per ricordarmene. E poi, cosa non da poco, quando era scaduto il termine per la presentazione delle opere cancellavo il link, perdendone la storicità.

Ho così deciso che ogni volta che aggiungerò un link al riquadro, dedicherò anche un piccolo post al concorso.

Quindi, cominciamo…

 

Premio Letterario Santa Margherita è un concorso letterario originale: bisogna scrivere un racconto sul vino e i vincitori verranno pubblicati sull’etichetta delle bottiglie di vino!

Ho trovato quest’idea molto simpatica e fuori dall’ordinario.

La scadenza, purtroppo, è ravvicinata (15 settembre), ma credo che potrebbe anche essere sufficiente, visto che il racconto non deve superare le 4000 battute (spazi compresi).

Tutte le informazioni sono reperibili nell’apposito Regolamento.

Kinsy

mercoledì, 26 agosto 2009

Sul blog di Remo Bassini ho trovato questo interessantissimo post.

Prima l’ho letto e subito ho pensato: sante parole. Ma poi, in una frazione di secondo, ci ho ripensato; allora ho stampato il post e ho riletto tutto con calma.

Non volevo dare un commento frettoloso alla questione.

Ma procediamo a gradi:

1)      Vi consiglio di leggere il post originale.

2)      L’oggetto è: si scrive per pubblicare o per sé stessi?

3)      Conclusione finale: si scrive bene quando si scrive per sé e non per essere pubblicati.

La considerazione finale è verissima, ma purtroppo vorrei conoscere lo scrittore che scrive solo per sé e non per pubblicare. Una piccolissima speranza c’é. Insomma, quale aspirante scrittore non ha mai provato a spedire il proprio manoscritto ad una qualsiasi casa editrice?

Lo stesso Bassini, ma anche Laura Costantini e altri che hanno commentato il post hanno provato (e a volte ci sono riusciti) a pubblicare.

Anche chi non ha mai provato ad inviare il proprio manoscritto ad una casa editrice, aprendo un blog ha sperato e spera, forse inconsciamente, di essere scoperto e pubblicato (dopotutto a qualcuno è successo!).

La qualità è un’altra questione. Se scrivo per me scrivo bene, se scrivo per gli altri scrivo male? Ne dubito. Forse è solo l’oggetto che cambia. Per me, forse, non scrivo banalità e cose già trattate ed abusate, magari ho il coraggio di affrontare temi diversi, non di moda e per certi versi “pericolosi”.  Se cerco la pubblicazione, invece, cerco di adeguarmi alle tematiche alla moda e cerco il consenso del grande pubblico.

Ma allora la questione non è forse il coraggio? Il coraggio di proporre alle case editrici qualcosa di veramente nuovo e diverso?

Kinsy

giovedì, 13 agosto 2009

Gattino sazioElga è intenta a preparare la cena. Sbatte le pentole e i cassetti. Quel perdigiorno del marito è fuori da tre giorni, mentre lei si è sorbita tutti i lavori nei campi e la cura delle bestie. E lui chissà dove, a bere in qualche osteria o in compagnia di qualche donnaccia. Forse entrambe le cose.
Ah, ma questa volta la sente. Non la passa liscia. Non è mica la sua schiava lei.
Ecco che sente dei passi in cortile.
Fischietta pure il disgraziato.
Mentre lui varca la soglia tutto allegro, Elga nemmeno si gira a guardarlo, fingendo che non le importi della sua presenza. L’osso mandibolare si contrae.
Bepo, senza nemmeno salutarla, chiede innocente: <<Allora moglie, cosa c’è per cena?>>
Elga non ci vede più dalla rabbia. Perde completamente il proprio autocontrollo e dal profondo del cuore esce un’unica, sprezzante parola: <<Merda!>>
Ed in un batter d’occhi, senza la minima esitazione, Bepo le risponde: <<Allora non apparecchiare per me: ceno fuori!>> Si gira su se stesso ed esce dalla porta senza scomporsi.
Kinsy
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categoria : racconti, gatti

venerdì, 07 agosto 2009

PiediniSono diversi giorni che penso di ricominciare a scrivere su questo blog, chiedendomi come esordire: fare finta di niente e scrivere uno dei miei post sui libri, oppure spiegare le motivazioni di questa lunga latitanza? La prima opzione è troppo fredda ed impersonale, la seconda l’ho già usata in precedenza e non voglio annoiarvi spiegandovi come è difficile ritagliarsi uno spazio personale, tra lavoro, casa e figlia.
Così mi affaccio in punta di piedi e sussurro: sono tornata.
In questi lunghi mesi non ho del tutto abbandonato la scrittura, anche se mi sono limitata ad annotare piccoli appunti e a guardare in giro. La nuova vita da mamma mi ha aperto un mondo che non avevo mai osservato prima: la vita di paese. Nelle mie lunghe camminate con il passeggino ho potuto osservare comportamenti e piccole manie dei miei paesani; comportamenti che prima non avevo mai avuto il tempo di notare. Così ho preso un po’ di appunti. Non so se mai li userò per descrivere possibili personaggi in racconti futuri, ma intanto tutto ciò mi è servito per allenarmi.
Comunque, eccomi qui di nuovo, pronta a ricominciare questa magnifica avventura, che già in passato mi ha dato tanto.
Kinsy
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categoria : varie


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